4 +/ Il viandante e la rosa

blütenflechte

Chiara, 2003

Nel mezzo del cammino, una pietra levigata dalle acque di un fiume attirò l’attenzione del viandante.

E come se stesse cercando proprio quella pietra, egli si fermò ad osservarla per qualche istante, chiedendosi se valesse la pena di caricarsi di un peso inutile.

Dopotutto, non si trattava d’altro che di una pietra di fiume ben levigata. Una come tante.

Ma che cosa la pietra ci facesse lì, sulla terra deserta tra le dune battute dal vento caldo, il viandante non sapeva spiegarsi. A pensarci meglio, non doveva trattarsi di una banale pietra di fiume, e una qualche strana vicissitudine doveva averla trasportata fino a lì, per poi dimenticarla, ricordo di un viaggio tra terre distanti.

Pansando a questo, il viandante decise di farsi carico della pietra, che da quel momento continuò il suo viaggio assieme a lui.

Quella sera stessa il viandante trovò riparo in un caravanserraglio. Nonostante il cammino della giornata fosse stato lungo e pesante, non riusciva ad addormentarsi. Si alzò dal suo giaciglio per uscire ad ammirare la notte stellata, e mentre passeggiava attorno al caravanserraglio, il suo sguardo attento scorse tra la sabbia una macchia rossa, brillante quasi di luce propria. Si avvicinò e con grande stupore scoprì tra la sabbia un bocciolo di rosa. Chissà a chi era destinata, quella rosa, e chissà sotto quale sguardo sarebbe dovuta sbocciare, si domandò il viandante, e raccolse la rosa, pur non sapendo come avrebbe potuto conservarne intatta la freschezza. Per il momento la avvolse in un panno di cotone inumidito.

Una volta rientrato nel caravanserraglio, finalmente la stanchezza si impossessò del viandante ed il sonno gli portò ristoro.

Al risveglio egli controllò dapprima che la rosa fosse ben inumidita, poi rimise la pietra nel sacco prima di mangiare qualche dattero, bere un sorso d’acqua e riprendere il cammino.

Il viandante teneva la rosa in mano, avvolta in un panno impregnato d’acqua, e aveva cura di mantenerla sempre umida. Il sole era già alto sulle dune quando scorse in lontananza un palmeto, dove si augurava avrebbe trovato dell’acqua per la rosa.

Mentre stava per raggiungere l’oasi, si fermò bruscamente quando un altro oggetto si propose al suo sguardo : si trattava di una piccola clessidra, piena di sabbia tra la sabbia. Per essa il tempo si era fermato, e questo rattristò il viandante. Così egli sollevò la clessidra, che ricominciò a scandire il proprio tempo, e con esso quello del viandante.

Raggiunta l’oasi, questi posò per terra il sacco, badando bene che la pietra non scivolasse fuori, quindi adagiò con delicatezza la rosa e capovolse la clessidra. Poi andò a rinfrescarsi alla sorgente e, dopo aver bagnato la rosa, si riposò all’ombra del palmeto.

Dopo qualche ora si rimise in cammino. Presto la sua attenzione venne nuovamente attratta da un altro oggetto: un vaso quasi completamente coperto di sabbia, distrattamente dimenticato da un qualche sprovveduto mercante.

Il viandante non intendeva certo lasciare che la sabbia seppellisse completamente il vaso, quindi lo raccolse e pensò bene di riempirlo con metà dell’acqua che gli rimaneva e di immergervi la rosa, che nel frattempo cominciava a sbocciare.

Ogni tanto si ricordava di girare la clessidra, e a volte si fermava anche a guardare i minuscoli granelli di sabbia mentre scivolavano da un vaso all’altro.

Il viaggio si presentava lungo, ma il viandante non perse coraggio, giacché voleva che la rosa sbocciasse sotto lo sguardo di chi avrebbe saputo apprezzarne la bellezza. Nel deserto nessuno si sarebbe curato della rosa. Altre erano le preoccupazioni.

Al calare del sole, il viandante sostò in un bivacco. Depose con accortezza il vaso con la rosa, aggiungendovi un po’ d’acqua, girò la clessidra e controllò che la pietra non scivolasse fuori dal sacco. Poi si addormentò.

Al risveglio si rese conto che la rosa stava per sbocciare : non gli restava molto tempo per trovare a chi donarla.

Rimessosi in cammino, incontrò la carovana che portava la principessa della Vallata Arida in sposa al re delle Terre Sassose. Non poteva però donare la rosa a colei che non aveva mai visto un fiore in tutta la sua vita, poichè non riconoscendola, non l’avrebbe saputa apprezzare.

Lasciò passare la chiassosa carovana, che non lo degnò di un saluto, e proseguì per la sua strada, quando all’orizzonte scorse delle genti a cavallo, alquanto insolite per quei luoghi. Si chiese da quali terre provenissero. Il gruppetto di cavalieri si avvicinò al viandante, che teneva ben in evidenza la rosa, ma nessuno le rivolse lo sguardo. I cavalieri si allontanarono al galoppo, mentre il viandante osservava la rosa che era ormai quasi completamente sbocciata.

Verso sera, dopo aver attraversato a piedi la vallata che separava il deserto dalle montagne, egli scorse all’orizzonte il profilo di una città che emergeva dalla viva roccia.

Era quella la sua ultima speranza di trovare qualcuno a cui donare la rosa.

Entrato in città, il viandante venne accolto amichevolmente da alcuni abitanti, che lo invitarono a cenare e riposarsi nelle loro case. Uno di questi rinnovò l’invito più volte, tanto che il viandante si lasciò guidare fino alla sua dimora. Una volta entrati nella magnifica kashba, una grande festa li attendeva : rose di diversi colori e sfumature decoravano e profumavano le varie stanze.

Il viandante porse gentilmente la rosa alla giovane figlia dell’ospite, che se la mise graziosamente tra i capelli, e con essa danzò per tutta la sera in onore degli invitati.

Depose poi la pietra nel cortile, e offrì la clessidra ed il vaso ai suoi ospiti. Pensava già all’indomani, ad un’altra partenza e ai nuovi cammini, al  tempo che per lui sarebbe scorso tra il sole, la luna e le stelle,  fino alla prossima destinazione.